Conoscere i risultati del proprio test del DNA può influenzare le risposte dell’organismo

Sappiamo che nelle diete e nell’allenamento, una buona predisposizione mentale “fa miracoli”; ma quanto scoperto in uno studio da poco pubblicato su Nature Human Behaviour supera ogni più rosea aspettativa sul potere che il cervello esercita sul resto del corpo umano. Apprendere informazioni sulla propria predisposizione genetica a sviluppare determinati tratti fisici può alterare la fisiologia dell’organismo, ossia influenzare il modo in cui il fisico risponde, indipendentemente da quanto sta scritto nei geni.

Quella che potrebbe essere una potente, nuova forma di effetto placebo è stata indagata dagli scienziati della Stanford University a Palo Alto (California) in due ambiti facilmente testabili in laboratorio, l’esercizio fisico e l’alimentazione. Il team ha coinvolto 116 volontari in quello che è stato presentato come uno studio di medicina personalizzata, che avrebbe potuto contenere alcuni “inganni” orchestrati a scopo scientifico.

Sei fatto così. I partecipanti hanno dovuto correre su un tapis roulant, e sottoporsi a un test del DNA che ha indagato la presenza di una variante genetica che influenza la capacità di fare esercizio fisico. Una settimana più tardi sono arrivati i risultati – fasulli: ad alcuni è stato detto che possedevano una variante del gene CREB1 che fa stancare più facilmente; ad altri, che avevano una variante associata a una spiccata resistenza fisica.

Al momento di correre di nuovo sul tapis roulant, chi pensava di possedere la variante “penalizzante” ha ottenuto una performance peggiore; rispetto al primo test, la capacità polmonare è parsa ridotta e il fisico è stato meno efficiente nell’espellere CO2, indipendentemente dalla variante realmente posseduta. Al contrario, chi era convinto di essere geneticamente incline a un’alta resistenza ha impiegato più tempo, prima di stancarsi, anche se nella realtà non possedeva alcun vantaggio.

Fame a comando. In un secondo test su 107 persone, si è indagata la presenza di una versione del gene FTO che influisce sul senso di sazietà percepito dopo un pasto, e che in alcuni casi può predisporre al rischio di obesità. I ricercatori hanno agito come nel primo test e hanno poi servito a tutti una stessa quantità di cibo. Chi tra i volontari era convinto di possedere la versione che rende facilmente sazi dopo aver mangiato, si è in effetti sentito “pieno” prima, e ha manifestato nel sangue livelli ormonali compatibili con il senso di sazietà.

Quanto vogliamo sapere? In entrambi i casi, l’informazione soltanto è stata sufficiente per alterare la risposta fisiologica, indipendentemente dalla realtà genetica. E alcuni dei cambiamenti fisici indotti sono risultati ancora più marcati di quelli che ci si aspetterebbe in due persone che possiedano in effetti le diverse varianti di entrambi i geni testati.

Le implicazioni sono importanti, se si pensa che sono sempre più numerose le aziende private che offrono la possibilità di effettuare test genetici, per esempio per scoprire se si è predisposti a sviluppare Alzheimer o certi tipi di cancro. Occorre tenere presente che sapere che si è inclini a certe condizioni potrebbe in piccola parte farci dirigere verso di esse.

 

Fonte: Focus.it

 

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